Cogliere la domanda di spazio pubblico che anche le sponde abbandonate del Tevere esprimono.

MANIFESTO

LA NOSTRA MISSION

IL DISTACCO DELLÀ CITTA DAL FIUME

Il Tevere ha costituito la ricchezza e la vitalità di Roma come via di comunicazione e infrastruttura economica portante ma anche come suo simbolo e mito originario. Negato alla città dalla realizzazione dei muraglioni Sabaudi, il suo tratto urbano ha perso gli usi e i valori condivisi che lo hanno animato per millenni e oggi i romani lo riconoscono difficilmente come spazio pubblico della città. Luogo marginale e degradato, ridotto unicamente a infrastruttura idraulica, può essere considerato una periferia nel cuore di Roma, una presenza fantasmatica spesso nemmeno visibile dalla città a causa delle sue proporzioni spaziali e della singolare potatura asimmetrica dei platani sui Lungotevere.

NUOVI VALORI

Il Tevere a Roma può tuttavia rappresentare la componente strutturante e qualificante di un sistema di spazi pubblici, dai caratteri più naturalistici dell’Aniene, delle aree golenali e dei fossi a monte e a valle della città storica, agli spazi più minerali e urbani del tratto regolarizzato e indurito dai muraglioni Sabaudi. L’asse portante cioè di un più ampio telaio di infrastrutture blu e verdi che innerva la città nel suo insieme.

Perché il Tevere torni a diventare un luogo urbano per tutti, la conservazione dei valori storici ereditati può avvenire solo se c’è la costruzione di nuovi valori. In questo senso, anche nei luoghi altamente stratificati e simbolici, l’arte ha un valore propositivo, prefigurativo e proattivo. Ancor di più in un luogo che ha perso i propri valori e ha bisogno di conquistarne di nuovi per diventare una parte attiva e viva della città.

SITE SPECIFIC

L’arte contemporanea site-specific propone due termini non scontati: site, cioè per un luogo, e specific, cioè per quello specifico luogo. Non un’opera tradizionale quindi, un quadro che si stacca e viene spostato altrove, che va bene un po’ ovunque perché è un bell’oggetto d’arredo. Ma un’installazione che è stata pensata per quel luogo specifico e aiuta a guardarlo con occhi nuovi, a valorizzarlo e a riappropriarsene.

ARTE E SPAZIO PUBBLICO

La costruzione di un nuovo ciclo di vita fisico, di uso e simbolico di uno spazio come luogo e spazio pubblico nasce da un’energia vitale che si sprigiona dal basso, da chi quello spazio deve viverlo. Se questa energia manca, gli spazi pubblici sono un fallimento e non vengono vissuti. Serve un sommovimento profondo che modifichi il modo di vedere e usare quello spazio e questo presuppone un’opera collettiva. In questo senso sono centrali l’arte contemporanea ed eventi come quelli immaginati da Tevereterno.

PIAZZA TEVERE: UNA GRANDE “STANZA” PER L’ARTE CONTEMPORANEA

Il tratto compreso tra ponte Sisto e ponte Mazzini è una straordinaria e insolita stanza, grande come il Circo Massimo (500 metri x 100), con pareti che accolgono racconti in movimento (come quello di Kentridge del 2016), un pavimento d’acqua che scorre e può accendersi per valorizzare il suo flusso, un tetto stellato attraversabile da raggi luminosi, uno spazio tridimensionale interpretabile dalla musica. Un luogo monumentale quindi, l’unico spazio del tratto urbano del Tevere in cui i muraglioni sono rettilinei e le due sponde sono, di conseguenza, legate da un rapporto visivo e sonoro diretto.

MOLTA FLESSIBILITÀ E POCHE OPERE

Non si tratta di pensare a grandi opere di trasformazione che poi vanno in rovina o vengono rifiutate dalla gente, ma di immaginare usi temporanei e contemporanei qualificati durante tutto l’anno. E non bisogna neanche farsi prendere dall’ansia di “riempire il vuoto” perché c’è già il grande “pieno” del contesto in cui si colloca quello spazio. Bisogna rispettarlo e valorizzarlo come si rispetta una piazza storica, Piazza Tevere appunto. Questa grande stanza non ha bisogno di essere ingombrata di oggetti inutili e posticci per attività che si svolgono molto meglio nelle strade di Trastevere o di Campo Marzio. Quel vuoto va riempito di magia, di immaginazione, di luce, di movimento, di musica che lo facciano vivere di nuova vita. E nel quale l’arte possa convivere con le azioni quotidiane di tutti i cittadini (di Roma e del mondo) negli spazi pubblici: camminare, stare assieme, pedalare, navigare sull’acqua e nelle reti virtuali, 24 ore al giorno.